Recap. Sovranismo e responsabilità: l’anatema di Trump, il coraggio di Elly Schlein e la lezione ungherese

Michele Loffredo RECAP QUISQUE

Care amiche e cari amici di Mitico channel, ben ritrovati.
In molti, prima di entrare in studio, mi avete sollecitato a occuparmi ancora una volta dei problemi internazionali, in quanto questi si riverberano pesantemente su di noi. Vi dico intanto che l’altra sera, dalla mia terrazza, ho visto passare quattro cacciabombardieri a distanza di trenta secondi l’uno dall’altro: le luci delle ali e della coda lo dimostravano chiaramente.
La gravità di ciò che accade nei teatri di guerra non ci consente pertanto di mettere questi argomenti in secondo piano.
Accolgo quindi il vostro invito per parlare dell’ultima notizia esplosa: l’anatema di Donald Trump contro Giorgia Meloni.
La nostra premier è stata attaccata per aver difeso il Pontefice dalle strampalate censure del tycoon americano.
Il Papa infatti ha semplicemente fatto il suo mestiere di cristiano, ribadendo che la guerra non si declina nei verbi della fede.
Tanto è bastato per scatenare le ire furiose del “signore dal ciuffo giallo” che sta mettendo in pericolo l’esistenza stessa del mondo.
Trump, ricordo, ha attaccato il Venezuela col pretesto di liberarlo, puntando in realtà al suo petrolio.
E sta facendo lo stesso in Medio Oriente, spalleggiato da Netanyahu.
Ma quando si è infilato nelle paludi di un nuovo Vietnam, nessuno gli ha dato manforte, a partire dai leader europei come Sanchez, Merz, Macron e lo stesso premier inglese Starmer. E ora se la prende con l’alleata che riteneva più fedele.

Il senso delle istituzioni è il vero sovranismo
Molti, tra i banchi dell’opposizione, hanno reagito dicendo che Giorgia Meloni “se l’è cercata”. Se noi uomini della strada possiamo permetterci tali umoralità, chi riveste un ruolo istituzionale deve invece agire diversamente.
In Parlamento abbiamo assistito alle intemerate di Conte, Bonelli e Fratoianni, che non hanno concesso attenuanti alla Premier. Al contrario, Elly Schlein ha mostrato una caratura diversa, esprimendo totale solidarietà a Giorgia Meloni: “è indecente che un capo di Stato straniero attacchi così volgarmente una delle nostre massime cariche”.
Questo è il sovranismo che ci piace.
Questa è la vera cifra istituzionionale, che purtroppo manca a molti.
L’opposizione dovrebbe dimostrare lucidità e proporsi come un’alternativa seria e coesa, non come un’armata Brancaleone.
Non si va da nessuna parte usando gli stessi metri di ragionamento dei sovranisti, specialmente ora che questi ultimi stanno incassando colpi durissimi, come dimostrato dall’esito del referendum e da quanto accaduto in Ungheria.

Il “sacrificio” dei progressisti ungheresi e la maggioranza qualificata conquistata
Proprio sull’Ungheria è necessaria una riflessione profonda. I media di regime si chiedono perché la sinistra gioisca, visto che a vincere è stato il conservatore Magyar, ex collaboratore dello stesso Orbán.
La realtà è che la vittoria di quelle dimensioni è figlia dell’atteggiamento responsabile e generoso della opposizione progressista magiara. Esse hanno infatti scelto lucidamente di non presentarsi, rinunciando alla propria rappresentanza, per consentire la nascita di un fronte unito capace di raggiungere la maggioranza dei due terzi.
Senza questa soglia, sarebbe stato impossibile scardinare le riforme costituzionali con cui Orbán ha asservito la magistratura e azzerato la libertà di stampa. Oggi l’Ungheria ha un leader antiputiniano e realmente europeo, che guarda a Bruxelles per una vera integrazione. Le cose vanno lette con ponderazione e serietà.
Diversamente l’alternativa è prendere dosi industriali di Maalox per placare i rigurgiti gastrointestinali.
La contrapposizione della campagna elettorale deve essere ora definitivamente archiviata.

Alla prossima puntata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *