Sotto ricatto

Chi si aspettava un mese di maggio dedicato alla costruzione della squadra dopo l’indegno campionato appena finito è rimasto deluso.

Una raffica di comunicati e indiscrezioni pilotate ad arte ha seppellito la voglia di riscatto dei tifosi rossoneri sotto il peggior copione che si potesse scrivere per l’ennesimo teatrino della società rossonera.

E dire che giorno 3 si era partiti anche bene. Per la prima volta una trattativa per la cessione del controllo del Calcio Foggia è stata annunciata con un comunicato congiunto di Presidente e Advisor dove traspariva una chiara soddisfazione di entrambe le parti per un accordo che appariva ormai “ai dettagli”, prossimo a una “conclusione positiva” per usare i termini scelti nel testo diffuso contestualmente dalle parti.

Nicola Canonico definiva il fondo statunitense di private equity rappresentato dall’Advisor MergersCorp come un soggetto “solido e sicuro” tale da garantire – come affermato dalla società di mediazione – il successo futuro e la sostenibilità del club.

Sembrava il lieto fine di una storia travagliata, ma era l’inizio di un incubo: il peggiore degli ultimi tre anni.

Dopo soli tre giorni, il 6, Nicola Canonico annunciava il suo disimpegno dal Calcio Foggia.

Lo faceva in maniera netta, mettendo gratuitamente a disposizione il 51% delle quote della Corporate in possesso della sua CN Sport alla Sindaca di Foggia, senza dare spiegazione alcuna dei motivi dello stop alla trattativa con la MergersCorp e attribuendo al “clima tossico e le minacce personali” che aveva dovuto subire il motivo della sua decisione.

In questa occasione, però, escludeva dal perimetro dell’offerta il gruppo di imprenditori che lo scorso anno avevano avanzato una proposta d’acquisto che, a suo dire, aveva leso la sua intelligenza.

Altri tre giorni e il 9 maggio un nuovo testo piomba nelle redazioni dei giornali rendendo pubblico il risultato dell’incontro fra la Sindaca Episcopo e il Presidente Canonico.

Rimosso il veto nei confronti degli imprenditori foggiani e aggiunto l’ulteriore sconto pari al finanziamento soci presente in bilancio in modo da ridurre la debitoria esistente.

Appare, però, una minaccia esplicita: se nessuno rileverà le quote non si procederà all’iscrizione del club alla stagione sportiva 2024/25.

Il resto è storia nota.

Le concitate consultazioni fra le parti non hanno sortito alcun risultato positivo.

Gli unici potenziali acquirenti (il gruppo Salandra/de Finis e Nicola Di Matteo) hanno dovuto prendere atto che non vi è possibilità di acquisire il Calcio Foggia 1920 per le vertenze in corso fra i due soci. Su questo scoglio, e non certo su motivazioni di ordine economico, sono naufragati tutti i tentativi di passare la mano negli ultimi due anni.

Al netto degli indecorosi spettacoli messi in scena nel tempo da chi dice di voler vendere e chi dice di voler comprare, l’impossibilità di trovare una soluzione giuridicamente accettabile per un investitore – a prescindere dal prezzo di vendita – è dimostrata plasticamente dal reiterarsi degli epiloghi negativi: nessuno può comprare il Foggia da Nicola Canonico se prima lui non definisce l’acquisto derivante dal contratto stipulato con la dottoressa Maria Assunta Pintus nel 2021.
Anche il fondo americano, sulla cui solidità e sicurezza lo stesso patron si era dichiarato certo ventiquattro giorni fa, ha dovuto rinunciare a un passo dal closing.

Piaccia o no, questo è un fatto.

E ora?

Le motivazioni alla base del dichiarato disimpegno di Canonico sono tutt’ora in essere. Il “clima tossico” a cui ha fatto riferimento il 9 maggio, vale a dire quelle attività criminose sulle quali sta indagando la Direzione Distrettuale Antimafia, non è stato bonificato. Gli indagati sono ancora tali e non ci sarà una conclusione in tempi rapidi dell’indagine considerata la sua natura.

Se il Foggia non si può cedere neppure regalandolo – a Foggia come a New York – Canonico iscriverà la squadra per garantirsi il tempo necessario per la soluzione del problema con la Pintus e procedere alla eventuale cessione?

Per tutta la durata delle trattative la spada di Damocle del ritiro della società è stata agitata, ribadita e confermata più volte anche difronte alle insistenze della Sindaca Episcopo che avrebbe voluto uno sviluppo del dibattito più sereno.

Invece, tutto si è svolto sotto una costante minaccia, una pistola col colpo in canna e senza sicura posata sul tavolo.

Comunque finirà questa vicenda, il rapporto di reciproca diffidenza fra Nicola Canonico e una parte sempre più vasta della comunità foggiana, classe imprenditoriale, politica e tifosi, sta raggiungendo il punto di non ritorno.

Anzi, a guardar bene, forse è già stato superato

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