Le interviste di Mitico Channel. Delinquenza minorile a Foggia – Pino Tucci: “Occorre istituire un Tavolo tecnico permanente sulle adolescenze”

Occorre istituire un Tavolo tecnico permanente sulle adolescenze” è la proposta, concreta e immediata, formulata da Pino Tucci, sociologo di Foggia che da anni studia il fenomeno della devianza minorile e del disagio adolescenziale e che si occupa di mediazione penale, scolastica e familiare, per porre un freno al fenomeno delle baby-gang.

Il dott. Pino Tucci, sociologo

Gli episodi di delinquenza ed aggressioni messe in atto da adolescenti, spesso minori, sono ormai diventati molto frequenti sia a Foggia che in altri centri della Provincia. Un fenomeno che ha registrato nella settimana appena trascorsa nuovi episodi a Piazza Mercato, uno dei centri della movida foggiana e a San Severo con ampia eco sui media locali e nazionali.

Abbiamo chiesto al dott. Tucci di approfondire l’argomento con noi e di spiegarci le dinamiche che si nascondo dietro questi episodi

Dott. Tucci non è certo la prima volta che a Foggia e in Capitanata si registrano casi di delinquenza minorile, ma in questi ultimi mesi la frequenza e la gravità degli episodi ha fatto aumentare il livello di allarme tra i cittadini. Semplici bravate o si tratta di fenomeni di altro tipo?

Spesso gli episodi di devianza minorile tra i quali quelli ultimi registrati a Piazza Mercato a Foggia e a San Severo hanno come una unica chiave di lettura quella di tipo giornalistico, come la definisco io: si racconta la cronaca dell’accaduto, si analizza l’episodio e si va a ricercare quella che si ritiene possa essere la causa del problema. Si adotta cioè un approccio di tipo deterministico e si analizza l’accaduto in termini causalistici. Quanto di più sbagliato si possa fare quando ci si approccia a questioni legate all’adolescenza.

Qual è invece, a suo parere, la giusta chiave di lettura da avere per analizzare il fenomeno?

Cerco di spiegare meglio quello che intendo per approccio deterministico e causalistico e perché li ritengo non adeguati ad indagare il mondo adolescenziale e giovanile. Spesso sui media, ma lo stesso convincimento lo hanno anche le Istituzioni che approcciano il problema, cercano di spiegare il comportamento del minore partendo dal convincimento che il contesto in cui vive il ragazzo, la famiglia, sia la prima e forse unica causa, dei problemi del minore. Questo è l’approccio deterministico, cioè si ragiona secondo la logica per la quale “se è successo questo avvenimento negativo è perché il minore proviene da una famiglia di un certo tipo”; e ancora, seguendo la logica causalistica, gli avvenimenti che riguardano gli adolescenti si analizzano secondo lo schema causa/effetto, in base al quale “a questa determinata situazione ha fatto seguito, inevitabilmente, quest’altro evento”. Sono entrambe modalità errate che abbiamo di approcciare il mondo dei giovani e occorrerebbe sgombrare il campo da questi errati convincimenti. L’unico modo per poter leggere, interpretare ed affrontare questi fenomeni di devianza minorile e più in generale tutto che afferisce al mondo del disagio adolescenziale è in chiave sistemica. Non è soltanto un mio personale convincimento ma è ormai considerazione ampiamente condivisa tra coloro che si occupano e studiano il fenomeno.

Approccio sistemico, quindi. Può spiegarci meglio questo concetto?

Intendo dire che non possiamo pensare di spiegare un evento di devianza minorile sempre e comunque limitandoci alle dinamiche dell’ambito familiare o ricercando un’unica causa scatenante o, peggio ancora, incasellandolo in uno schema pre-determinato. Questo modus operandi è tipico dei media che si soffermano alla superficie del problema e si limitano, ad esempio, ad analizzare il solo contesto familiare del ragazzo. Chi studia questi problemi di devianza sa che si tratta sempre di fenomeni complessi dove esistono numerose cause e concause che determinano e agiscono sul comportamento del minore. Ad esempio questo momento storico che stiamo attraversando caratterizzato dalla pandemia in cui siamo ancora immersi ha reso il mondo giovanile e quello degli adolescenti in particolare, un mondo ancor più chiuso e ripiegato su se stesso e l’esplosione dell’utilizzo del web e del mondo dei social da parte dei giovani ne è una chiara dimostrazione. Oggi il mondo giovanile è un mondo schierato, così viene definito da noi sociologi, e gli adulti non lo conoscono affatto. Ha un suo linguaggio fatto di gerghi che noi ignoriamo e quando cerchiamo di interagire con loro, lo facciamo utilizzando i nostri codici interpretativi che, ovviamente, non si adattano al loro mondo. Spesso noi adulti, nel tentativo comunque di interagire con i nostri figli, finiamo per scimmiottare i loro atteggiamenti: ci vestiamo come loro, ci tatuiamo come loro, cerchiamo di parlare come loro. Il mondo degli adulti, molto spesso i genitori, cercano di copiare comportamenti propri del mondo dei propri figli ritenendo che mettersi sul loro stesso piano possa favorire il livello di comunicazione. Questa cosa, invece, esautora il genitore dal suo ruolo di guida e di presidio normativo ed è motivo di ulteriore disorientamento per i figli.

Comunque la famiglia è una parte importante del problema

Sicuramente, ma non è la sola causa come spesso siamo portati a credere. Nella mia attività di mediatore penale e familiare, mi sono sentito dire spesso dai genitori con figli coinvolti in episodi di devianza: “Dottore io lo conosco bene mio figlio, è un bravo ragazzo, sono state le cattive compagnie a portarlo sulla cattiva strada”. Quando i genitori dicono questo, vuol dire che hanno abdicato da tempo al loro ruolo di genitori e non hanno più alcun contatto con i mondi – volutamente al plurale – del proprio figlio. Si prende coscienza del problema del figlio, quando si manifesta il reato, ma il reato è il momento conclusivo di un processo di disagio che ha spesso origini lontane e sul quale i genitori e noi adulti, intesi come comunità, non siamo stati in grado di raccogliere informazioni e tantomeno abbiamo agito.

Che interventi si dovrebbero attivare per arginare il problema, a suo avviso.

Molteplici e coordinati. Il primo intervento che andrebbe fatto è sulle povertà educative delle figure adulte perché è dal ruolo dei genitori, che occorre partire. Poi c’è la necessità di rendere protagonisti questi ragazzi, di valorizzare le loro potenzialità, di mettere in risalto le loro capacità e questo è un altro aspetto che rientra in quel concetto di complessità a cui facevo riferimento prima. Come possiamo leggere ciò che è accaduto a Foggia e a San Severo, ma ovviamente potremmo riferirci ai tantissimi episodi di criminalità minorile che abbiamo registrato in forte aumento negli ultimi mesi: questi gruppi di ragazzini minorenni o giovani adulti, alcuni non ancora 14enni hanno pensato bene di sentirsi protagonisti lì dove non riescono a ad esserlo in nessun altro contesto. La ricerca dell’identità, una identità negativa in questi casi, trova noi adulti totalmente inadeguati e impreparati a fornire loro supporti adeguati.

Le uniche risposte che vengono fornite a livello istituzionale sono sempre di tipo repressivo e riguardano l’ambito dell’ordine pubblico.  In questo modo non si risolve il problema o meglio lo si potrà tacitare per un certo periodo di tempo. Si aumenta il numero di pattuglie in Piazza Mercato a Foggia ma domani il problema trasmigrerà in altre zone della città a seconda delle mode e dei luoghi della movida e porterà con se quegli stessi ragazzi con le loro problematiche. Oggi le Istituzioni tendono a spostare il problema ma non lo affrontano.

Piazza Mercato – Foggia

Quale potrebbe essere una proposta concreta da mettere in campo

Occorre istituire un Tavolo tecnico permanente sulle adolescenze. Attenzione, parlo di adolescenze e non di adolescenza: uso il termine al plurale perché ci approcciamo ad un mondo plurale e quanto mai complesso. Se la lettura che diamo del problema della devianza minorile ed adolescenziale è nei termini della complessità che dicevo prima allora anche le possibili strade da intraprendere diventano molteplici e di conseguenza lo saranno anche le scelte di tipo politico.

Ad esempio San Severo vive una situazione analoga a quella di Foggia. L’Amministrazione comunale di San Severo si è interrogata su questo fenomeno e ha deciso di mettersi in discussione perché, al suo interno, ci sono figure sensibili al problema. Si è rivolta agli esperti del settore per capire come poter affrontare questa situazione. A San Severo, su iniziativa del Comune, abbiamo creato un Tavolo tecnico permanente sulle adolescenze. Non si è creato un Osservatorio che sciorina e analizza numeri e statistiche, seppur importanti e necessari per studiare il fenomeno, ma un tavolo fatto da esperti del settore, associazioni, formatori, istituzioni, forze dell’ordine. Se questo mondo non lo conosciamo, facciamocelo raccontare dai ragazzi e da chi questi mondi li studia e li affronta giorno per giorno, da chi ha le mani in pasta, mi lasci passare questa espressione colorita ma che rende meglio l’idea di quello che stiamo facendo con questa iniziativa. Nel concreto abbiamo deciso di partire attivando una serie di percorsi che vanno dalla formazione di educatori che potranno lavorare nei territori ad azioni volte a riattivare i centri sociali e le parrocchie in modo che i giovani diventino protagonisti di una loro proposta.

Questo accade a San Severo, mentre a Foggia si sta facendo qualcosa, in questa direzione?

Purtroppo no. Questa iniziativa è stata fatta propria dal Comune di San Severo, e abbiamo avuto dei primi contatti anche con il Comune di San Marco in Lamis. Il progetto è ovviamente replicabile in tutti i Comuni che vorranno avviare questo progetto. Non ci è giunto nessun segnale di interesse invece da Foggia, che non si è mai distinta anche in passato per avere una particolare sensibilità a queste problematiche, a prescindere dal tipo di colorazione della giunta in carica. La logica che si continua a seguire nel nostro capoluogo, ma più in generale nella quasi totalità dei nostri Comuni, è quella di inviare i minori che hanno commesso i reati nelle comunità di recupero, che peraltro sono sovraffollate. Si continuano a spendere centinaia di migliaia di euro per mettere i ragazzi nelle comunità e prima o poi le casse comunali ne risentiranno ed è quello che è successo a Foggia, dove il problema non si è affrontato in termini di conoscenza e abbiamo affollato le comunità di altri territori con esborsi economici importanti. Quindi anche dal punto di vista esclusivamente economico, argomento a cui i politici prestano sempre grande attenzione, una iniziativa come questa dovrebbe suscitare grande interesse nel mondo delle Istituzioni. Invece nulla sembra muoversi ed è tristissima rilevare questo scarso interesse da parte delle Istituzioni.

Speriamo che anche Foggia seguita da molti altri Comuni del nostro territorio possano adottare e fare proprio questo progetto. Complimenti a San Severo per averlo già avviato e al dott. Pino Tucci e agli altri soggetti partecipanti al Tavolo permanente sulle adolescenze per l’impegno e l’entusiasmo con cui si spendono per i nostri ragazzi.

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