Il 4-3-3 di Zeman, un’orchestra di operai specializzati

Negli anni è capitato più volte di identificare un modulo di gioco con il nome di un allenatore ad esso fedele: il 3-5-2 di Conte, il 4-2-3-1 di Spalletti, il 4-4-2 di Sacchi e all’estero lo spregiudicato 3-3-1-3 del “Loco” Bielsa, sono solo alcuni esempi.

Quando si parla di 4-3-3 non si può fare a meno di pensare a Zeman, nonostante ci siano altri allenatori di altissimo livello (Guardiola su tutti) che hanno fatto le proprie fortune basandosi su questo modulo di gioco.

Zeman però fu il primo a dare una vera e propria anima ad una semplice sequenza di numeri che schematizzano lo schieramento dei giocatori in campo: 4 difensori, 3 centrocampisti, 3 attaccanti, il 4-3-3 di Zeman non è solo una semplice sequenza numerica.

Le squadre allenate dal boemo hanno tutte le stesse prerogative: intensità, pressing, riaggressione immediata, ritmo, verticalizzazioni, sovrapposizioni, scambi di prima sfruttando i “triangoli” terzino-mezzala-ala.
L’insieme di tutte queste caratteristiche consente al giocatore in possesso di palla, di avere almeno due alternative quando deve effettuare un passaggio, consentendo alla sua squadra di essere sempre pericolosa e soprattutto imprevedibile nelle ripartenze.

Per queste ragioni, per dare vita al 4-3-3 zemaniano bisogna scegliere gli attori giusti, giocatori che abbiano innanzitutto spirito di sacrificio e ottime doti atletiche di base.

Analizziamo adesso, reparto per reparto, quali sono le caratteristiche di base dei musicisti che dovrebbero comporre l’orchestra ideale diretta dal maestro boemo, perché dopo un iniziale periodo di adattamento ed in condizioni ottimali, le squadre allenate da Zeman possono definirsi vere e proprie “orchestre”.

Portiere

Il portiere (1) zemaniano è quasi un giocatore come tutti gli altri, prestato alla porta.
Questo non vuol dire che le sue caratteristiche di base non debbano essere quelle di un portiere ma assieme ad esplosività, reattività, senso della posizione, questi deve avere anche una discreta tecnica di base, visione di gioco e intuito, che gli consentano di avviare la manovra ed esserne spesso parte attiva ma anche di essere tempestivo nelle uscite, valutando in anticipo le situazioni potenzialmente pericolose.

Difensori

I difensori “puri” sono di solito due, i centrali (5 e 6), giocatori bravi nell’anticipo, che devono sempre cercare di giocare in linea tra di loro per innescare tempestivamente la trappola del fuorigioco e non farsi attirare fuori zona dai movimenti degli attaccanti.
Sono indispensabili anche buone doti nello scatto e nella progressione per recuperare eventuali errori nel fuorigioco, visto che la linea difensiva si trova quasi sempre a ridosso della linea di centrocampo.
Gli esterni di difesa (2 e 3) sono di solito giocatori molto offensivi e veloci, delle vere e proprie “ali” prestate al reparto arretrato, devono essere giocatori bravi nel muoversi senza palla, sovrapporsi ed arrivare spesso sul fondo per il cross o comunque per dare un’alternativa di passaggio ai compagni.
Anche in fase difensiva si posizionano qualche passo più avanti rispetto ai centrali, per consentire loro di attuare più facilmente il fuorigioco.

Centrocampisti

Il trio di centrocampo è probabilmente l’ingranaggio principale di questo modulo, costituito da giocatori con abilità sopra la media nella lettura dell’azione.
E’ il reparto che collega difesa e attacco e deve essere sempre pronto a ribaltare immediatamente l’azione da difensiva ad offensiva appena se ne presenti l’opportunità.
Il perno centrale del centrocampo (4) svolge il doppio lavoro di interditore e regista, deve dunque abbinare resistenza, aggressività e tempismo, caratteristiche base per l’interditore, con visione di gioco, precisione nel passaggio e abilità nel cambio di gioco, fondamentali per ricoprire il ruolo di regista.
I due interni di centrocampo (8 e 10) sono giocatori con caratteristiche simili ma non identiche, entrambi devono essere bravi nella conclusione dell’azione (tiro dalla distanza o a tu per tu con il portiere), di solito uno dei due è più “tecnico” dell’altro ed ha caratteristiche più simili a quelle del regista per dare un’alternativa nella costruzione della manovra.
L’altro interno deve essere più un moto perpetuo tra difesa e attacco, pronto a dare una mano in fase di copertura ma al tempo stesso a lanciarsi negli spazi aperti dal trio offensivo.

Attaccanti

Il terzetto d’attacco è costituito di solito da tre giocatori brevilinei (7, 9, 11), dotati di ottima tecnica di base e bravissimi nel movimento senza palla.
Questi devono essere in continuo movimento, cercare il taglio alle spalle dei difensori ed intercambiarsi frequentemente, per togliere qualunque riferimento alla squadra avversaria.
Requisito fondamentale, naturalmente, ottime doti di finalizzazione, che consentono spesso a ciascuno degli attaccanti di concludere il campionato in doppia cifra.
I due esterni di solito giocano molto larghi per dilatare il reparto difensivo avversario ed insieme al compagno che occupa la posizione centrale, vengono frequentemente incontro al portatore di palla per uno scarico veloce o per favorire l’inserimento dei compagni.
In fase difensiva, è consuetudine vedere il tridente schierato sulla linea di centrocampo in occasione dei calci d’angolo, per sfruttare rapidamente il ribaltamento dell’azione e costringere almeno tre o quattro giocatori avversari a non spingersi in avanti.