Esclusiva Mitico Channel – Seno: “ La personalità il mio talento, lo show di Casillo e la lezione di Zeman”

Il sacrificio al servizio della cultura del bello. Se oggi dovessimo definire con un aggettivo lo storico centrocampista rossonero Andrea Seno, questo sarebbe uno soltanto: poliedrico. Un complesso di aspetti degni di nota, raccolti con pazienza e dedizione. Un atto istintivo per chi ricerca il dettaglio nel gioco e nella vita. L’ex capitano del Foggia ha scritto alcune delle pagine più importanti dei satanelli.

Attento custode delle sinergie zemaniane ha voluto raccontarsi ai lettori di Mitico Channel. Un protagonista indiscusso dell’epoca d’oro del calcio foggiano. Ma allo stesso tempo, regista di un’opera sportiva e soprattutto umana. Un racconto figlio dell’indomabile gioia di un sogno diventato realtà: la serie A. Attraverso l’incontro con protagonisti particolari ed un popolo più unico che raro: quello dello Zaccheria.

Tra poche ore scenderà di nuovo sull’erba dello Zaccheria. Quali emozioni evoca questo evento?

«Le emozioni arriveranno nel momento in cui entreremo in campo. Io purtroppo non potrò giocare per problemi alle ginocchia. Sono tornato qui solo una volta. Ero il direttore sportivo del Venezia e ci attendeva una sfida proprio contro il Foggia. Quindi penso che come allora, nel momento in cui saliremo la scaletta riaffioreranno diversi flash ed episodi di quel biennio fantastico.»

Di Bari, Roy, Biagioni e tanti altri. Sarete quasi tutti in campo e forse con Zeman pronto a tornare. Sembra proprio che vi stiate preparando per la prossima stagione. Che ne pensa?

«Ci siamo dati un appuntamento. Noi abbiamo una chat in cui soprattutto Beppe Di Bari propone continuamente iniziative. L’unica cosa che mi dispiace è che non tutti siano potuti venire. Alcuni di loro non li vedo da trent’anni e mi avrebbe fatto molto piacere incontrarli. Per quanto riguarda Zeman questa è l’ennesima sorpresa. Chi lo conosce sa che queste sfide le ama. L’affetto ed il legame con Foggia di certo non lo scopro io. Penso che lui sia diventato uno dei migliori allenatori d’Italia, perché ha avuto la possibilità di lavorare in un certo modo. Sicuramente il legame con la città è indissolubile e lo sarà per sempre.»

La sua storia a Foggia ebbe inizio in una precisa giornata. Ci può raccontare cosa accadde?

«Io ero a Como. Mi chiamò Beppe Marotta, l’allora direttore generale e mi disse: “Guarda c’è la possibilità di andare a Foggia”. Non mi vergogno nell’ammettere che non sapessi dove fosse. Ma quando mi disse Serie A accettai subito. Il mio procuratore mi accompagnò a Bologna e ad aspettarmi c’erano Pasquale Casillo e Peppino Pavone. Ammetto che l’incontro è stato un po’ traumatico, perché non conoscevo i personaggi. Casillo si presentò a suo modo in maniera brusca. Mi disse che non gli piacevano i biondi e quanti soldi gli dovessi dare per andare al Foggia. Queste cose le capisci col tempo. Poi quando vidi Pavone sorridere capii la situazione. Era tutta una messa in scena, ma io stavo per andarmene (ride ndr). Era il suo modo per testare la nostra personalità.»

Lei ha esordito col Milan segnato ai rossoneri, giocato nell’inter ed è rimasto imbattuto nei derby di Milano (6). Mi sembra di capire che il rossonero gradito sia uno solo… quello del Foggia

« Era destino. A San Siro presi anche un palo dopo dieci minuti. Poi perdemmo per un’autorete  clamorosa del mio amico Grandini. Col Milan ho avuto questo conto aperto sia al Foggia che all’Inter. Ho avuto la fortuna di fargli gol.»

È arrivato a Foggia in punta di piedi ed è andato via con la fascia di capitano.  Cosa le ha lasciato uno stadio come lo Zaccheria?

«La riconoscenza che devo al Foggia e a tutti coloro che ne hanno fatto parte. Zeman, Pavone, Casillo, ma anche i magazzinieri e massaggiatori. Tutti sono stati fondamentali. Mi hanno permesso anche di andare all’Inter. Se non avessi incontrato tutti questi personaggi non avrei continuato a giocare in Serie A.»

Se dovessimo raccontare ad un giovane tifoso chi è stato Andrea Seno cosa risponderebbe?

«Uno che non aveva nessuna spiccata qualità. Un giocatore che ha dato tutto se stesso e la sua personalità. Foggia o San Siro, Venezia o il mio paese giocavo sempre nella stessa maniera. Avevo una discreta capacità aerobica, ma non eccellevo in nulla. Davo tutta la mia caparbietà e personalità. Forse è stata questa la mia grande qualità.»

Questa può essere una delle caratteristiche principali dei giocatori e delle squadre di Zeman?

«Zeman ha sempre asserito: “Se uno arriva prima sulla palla e sa giocarla può andare in qualsiasi categoria.» Lui ti dava quella preparazione che ti permetteva di andare più forte e correre più degli altri. Ti stimolava, ma mantenendo  sempre l’umiltà. Io ho capito col tempo tante sue scelte apparentemente illogiche in quel momento. Servivano per mantenere la fame e l’umiltà nel gruppo. Sapeva che senza queste caratteristiche non avremmo mai raggiunto gli obiettivi poi ottenuti.»

Oggi cosa è diventato quel Foggia degli anni ’90?

«Sicuramente abbiamo l’orgoglio per quanto fatto. Aver raggiunto il massimo traguardo storico del Foggia è una cosa straordinaria. Lo ripetiamo continuamente tra di noi. Poi resta l’amicizia nata dalle difficoltà e dagli obiettivi raggiunti nella propria vita dopo quella tappa. È stata fondamentale per ogni membro del gruppo. Questo ti lega e va oltre qualsiasi esperienza vissuta in seguito.»

Una domanda su Zeman. A Foggia c’è sempre stato lo stesso tipo di allenatore, oppure crede che ci siano state delle differenze nei vari periodi?

«Questo non posso saperlo. Io ho vissuto il mio momento e non posso sapere come abbia lavorato ed operato negli altri periodi. Sicuramente ha cambiato poco e niente. La mentalità ed il suo lavoro restano quelli. Sono cambiati i momenti all’esterno del mondo di Zeman. Quindi la sua coerenza, forse in certe circostanze l’ha pagata. Ecco perché oggi ti studiano ed osservano continuamente. Se hai un unico leitmotiv diventa difficile anche in questo momento. Lo dimostrano i campionati che vincono le altre squadre: cambiano moduli e giocate. Forse questi potrebbero essere i suoi pregi e difetti.»

Rivederlo allo Zaccheria cosa significherebbe per lei?

«Tornare indietro negli anni. Rivivere tutti gli episodi, le preparazioni alle partite, le vittorie e sconfitte vissute insieme.»

Zemanlandia è Foggia e viceversa. I giocatori passati da qui sono arrivati ovunque e ai massimi livelli. Un esempio potrebbe essere un certo Andrea Seno. Perché, ancora oggi, la filosofia di Zeman crea contraddizioni di pensiero così forti?

«Perché quando c’è la coerenza, le strade sono due: sposarla o osteggiarla. Zeman è coerente non transige e non è flessibile. Questo per qualcuno diventa difficile da capire.»

Torniamo al presente. È cambiata la sua visione dello sport e del calcio?

«Si, perché quando ho smesso ho fatto tanti anni da dirigente. Sono molto legato a quelli di Venezia per ovvie ragioni. Poi ho lavorato a Vicenza, Treviso ma sempre limitatamente al mio impegno di lavoro. Ora vivo il calcio in maniera diversa e senza impegni. Adesso ho altre priorità. Ho un’azienda che mi diverto a portare avanti, nata dalla famiglia di mia moglie. Ho i miei figli che lavorano all’interno ed è un ulteriore motivo per concentrarmi su questo. La mia visione è cultura del bello. Guardo le partite indipendentemente dalla categoria. Perché mi piace guardare giocare bene al calcio. Se una gara non mi entusiasma sono capace di spegnere la televisione o andare via dal campo. Una partita deve stupirmi.»

Oggi quali sono i suoi obiettivi?

«Mi piace il golf e questo mi accomuna a Zeman. Sono stato in ogni parte del mondo per giocare.  Ormai sono in pensione e quando i miei figli saranno in grado di camminare da soli, andrò anche durante la settimana.»

Ha mai giocato a golf con Zeman?

«No, mai. Sono stato a Roma qualche tempo fa. Lo avevo sentito, ma non abbiamo avuto tempo per incontrarci. Anche Cangelosi è molto bravo a giocare a golf. Ogni tanto ci scambiamo immagini di paesaggi da golf stupendi.»

Un’ultima domanda. C’è qualcosa che avrebbe sempre voluto dire ai tifosi rossoneri, ma che non ha mai detto?

«Mi piacerebbe ringraziarli ad uno ad uno. Come ho già detto prima, oltre a Zeman è stato molto importante l’intero ambiente di Foggia. Se avessi incontrato Zeman in un altro contesto, forse non avrei avuto il calore, lo stimolo per far sempre meglio come avvenuto qui. Sono ancora legato a molte persone e soprattuto alla città. Quindi se potessi vorrei ringraziarli ad uno ad uno.» 

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2 commenti

  1. Chissà se si ricorda questo aneddoto: quando era a Foggia il club Foggia di San Giovanni Rotondo ha organizzato un torneo di calcetto e ogni squadra doveva portare il nome di un calciatore del Foggia. Il nostro è stato Seno e quando a fine campionato e venuta la squadra a farci visita al club e glielo abbiamo riferito aggiungendo che lo abbiamo vinto. È rimasto molto contento compiacendosi con noi. Chissà se se lo ricorda.

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