Solo due colori: il rosso e il nero

Il racconto di Giuseppe Potenza.

Non dormii quella notte. E come avrei potuto.

A Fondi bastava un punto per tornare nella serie cadetta dopo 19 anni di assenza.

Non era soltanto una domenica qualsiasi il 23 aprile del 2017, un incontro valevole per la 36^ giornata del campionato di Lega Pro Girone C, i satanelli mancavano dalla seconda serie italiana dalla stagione 1997/98 e quello era il giorno per cancellare l’amara disfatta di Avellino, che ho vissuto come il peggiore dei miei incubi.

Mio nonno mi diceva che, dopo la guerra, aveva gli incubi notturni, immaginando un siluro che colpiva la sua nave militare.

Io che ho vissuto fortunatamente in tempi di pace, ridimensionavo quell’immagine angosciosa nel “siluro di Rivaldo, sparato dalla curva sud del Partenio. 

Sì, quella domenica era proprio diversa, era

un giorno destinato a passare alla storia per quello che sarebbe successo dopo la partita. Del match, infatti, ho vaghi ricordi.

Il gol di Maza, quello di Mazzeo, il pareggio di Albadoro, il fischio finale e quella gioia fortissima, intensa, di quelle che provi poche volte nella tua esistenza.

Ma quello che ha contato, per me, è stato il dopo gara. Sì, perché è stato forse soltanto allora che ho capito. Ho capito che il Foggia non è solo una squadra di calcio, ma un luogo metafisico dove i tifosi, di ogni età e genere, ripongono il loro cuore. Chi non è tifoso, questo luogo non lo conosce. Ne sente parlare, ma non lo conosce realmente. È un luogo molto popolato. Ci sono i giocatori, che scendono materialmente in campo, c’è l’allenatore, i dirigenti, il personale della società di calcio.

Ma poi ci sono loro: proprio i tifosi. C’e’ quel bambino che va allo stadio stringendo la mano a suo padre, quel ragazzo che vive a Milano, ma che quando torna a casa viene a vedere la partita. C’è quel quel signore con i capelli bianchi, che deve appoggiarsi per salire, a fatica, in gradinata, ma che ha visto più partite di tutti e fa il tifo con più forza di tutti. C’è quella mamma e sua figlia con la sciarpa rossonera al collo. È un luogo che è stato ed è popolato da personaggi istrionici e spericolati, come Enrico Rossetti (il leone del fossato), Emilio Cavelli, il leggendario Nonno Ciccio.

Il Foggia” è un luogo diverso da Foggia. L’amore per i colori rossoneri ha stabilito una forte e diversa identità. E’ un luogo che ha una storia che non sempre coincide con quella della città perchè va oltre la città. Abbraccia la provincia, il nord dell’Italia e molti Paesi, in Europa e nel mondo. Solo chi non è tifoso non comprende quanto sia preziosa quella identità.

Io sono nato a Foggia, ma sono anche nato in questo “luogo metafisico”.

Il mondo è bello perché è colorato.

Ma quando io ho aperto gli occhi, ho visto solo due colori: il rosso e il nero.

di Giuseppe Potenza

Il tabellino:

36^ giornata (23 aprile 2017)

Fondi-Foggia 2-2

Reti: 43′ Maza, 73′ Mazzeo, 75′ Gambino, 82′ Albadoro.

Fondi: Baiocco, Tommaselli (46′ Pompei), Galasso, Signorelli, Marino, D’Angelo (46′ Albadoro), De Martino, Varone, Calderini, Gambino, Giannone (55′ Tiscione).

Allenatore: Sandro Pochesci

Foggia: Guarna, Loiacono, Martinelli, Coletti, Rubin, Agnelli (88′ Sicurella), Vacca, Gerbo, Chiricò (67′ Sarno), Mazzeo, Sainz-Maza (74′ Pompilio). 

Allenatore: Giovanni Stroppa

Arbitro: Giacomo Camplone

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