L’altra faccia della città, i ragazzi di “sFoggia” e il loro impegno contro mafia e criminalità

di Mariano Orillo, studente del Liceo Scientifico Alessandro Volta di Foggia

È la mattina del 9 novembre 2020, e le vie del centro di Foggia prendono un altro colore, più vivido, più macabro, diverso da quell’arancione giallastro dei lampioni alla quale siamo abituati quando si passeggia per le vie del centro della nostra città, atto a mantenere viva la memoria dei nostri concittadini, vicini di casa, parenti, od amici, affinchè mai più ci sarà data la possibilità di girare lo sguardo dall’altra parte, e voltar loro le spalle, com’è già stato fatto.

Il colore rosso poi, fa da padrone in quella che è una delle iniziative tanto significative quanto popolari, ed i punti strategici selezionati dai ragazzi di “sFoggia”, impegnati nella realizzazione di tale denuncia attraverso una forma d’arte come la street art, mirano a fermare nella nostra mente l’immagine del sangue, del sudore e della buona volontà, che da quei nomi trasudano impellentemente, sotto gli occhi di tutti, ma senza l’attenzione di nessuno. Le storie di Giovanni Panunzio, Stella Costa e molti altri, impregnano le alzate in pietra, delle scalinate più famose di Foggia, così da non avere più modo e maniera di coprirci gli occhi e tapparci le orecchie quando si parlerà delle vittime foggiane di mafia.

Però c’è anche un’altra versione della storia, fatta di gente che preferisce non ricordare, fatta di persone, che ammutoliscono le urla della società. Ne sono un esempio i nomi di Luigi ed Aurelio Luciani, posti in Via S. Lorenzo, cancellati del tutto, e coperti da un’altra scritta, una citazione di Federico II Svevia, famoso nella nostra terra proprio per il suo attaccamento a quest’ultima. Non rivolgo critiche o attacchi sulla scelta stilistica o spirituale della cosa, ma sono convinto che Foggia non possa cancellare il ricordo dei caduti rimpiazzandoli così.

Inoltre, quest’altra versione della storia, quest’altra faccia della medaglia, ha in serbo altri bocconi amari da mandare giù, che ci mostrano quanta ignoranza ci sia sull’argomento. Le scritte che vedevano citati i nomi di Giovanni Panunzio e Rosa Zaza, effigiati con il consueto colore rosso e prontamente rimossi, sono la rappresentazione di quanto poco senso di appartenenza c’è nella nostra città, ma soprattutto, di quanto poco si conoscano le storie di questi condannati, morti anche per mano nostra.

Il progetto “Siamo tutti colpevoli” realizzato dai ragazzi di sFoggia, insegue questo obiettivo con il consenso e l’approvazione di molti, vogliamo che progetti così, i quali mixano perfettamente arte ed antimafia sociale, vengano messi in luce, cercando di far capire al cancro che è la mafia quanto poco ben accetto sia fra di noi.

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