Un battesimo… rossonero

Formazione del Foggia 1974/75

Il racconto di Carmine Troisi

Avevo appena 27 giorni. E il Foggia, sia pure inconsapevolmente, era già parte della mia vita. Sono nato il 19 maggio del 1975 e, appunto, 27 giorni dopo, il 15 giugno dello stesso anno, di domenica era in programma, presso la parrocchia di San Giuseppe Artigiano, la celebrazione del mio battesimo. In quel caldo pomeriggio di metà giugno, giunse in chiesa mia madre, Antonietta, accompagnata da mio padre, Giuseppe (Pino per tutti…) e quello che nell’occasione era il mio padrino di battesimo, mio zio Eugenio, fratello di mio padre. Chi è di Foggia sa bene dove è ubicata la chiesa di San Giuseppe Artigiano, ovvero a pochissimi passi dalla curva Nord (oggi Franco Mancini) dello stadio Zaccheria. In concomitanza col mio battesimo, quella domenica il Foggia ospitava l’Alessandria: penultima giornata del campionato di serie B e gara che almeno per i “nostri” aveva poco significato (Pirazzini e soci erano già salvi e contemporaneamente fuori dai giochi-promozione). Più importante era la posta in palio per i “grigi”, intenzionati ad evitare la retrocessione, impresa che peraltro non riuscì.

Torniamo però alla chiesa di San Giuseppe Artigiano, dove ormai era quasi tutto pronto per il mio primo sacramento. Sulle scale della parrocchia sono presenti tutti o quasi gli invitati, prevalentemente parenti. Ma all’improvviso ecco che mio padre e mio zio “scoprono” di essere privi di sigarette, entrambi a quel tempo “schiavi” di quel viziaccio. “Andiamo al tabacchino di viale Ofanto, torniamo immediatamente” fa mio padre a mia madre con tono tranquillizzante. E con mio zio, ovvero il mio padrino, si avviano (apparentemente) verso la vicina rivendita di “bionde”. Salvo, però, far perdere clamorosamente le tracce. Introvabili, che fine avranno fatto? Sugli scalini della chiesa di San Giuseppe Artigiano si alternano sentimenti di stupore, incredulità e allo stesso tempo preoccupazione. I minuti scorrono inesorabili. Ma cosa mai sarà potuto accadere? Perchè padre e padrino del pargolo da battezzare sono incredibilmente spariti nel nulla? Erano i tempi in cui non esistevano certamente i telefoni cellulari.

Tuttavia a quel punto qualche dubbio comincia ad affiorare, sopratutto tra i più maliziosi (mia madre compresa) e tra quelli che in fondo erano consci della “sofferenza” di mio padre e mio zio, abituali frequentatori dello Zaccheria e quella domenica in “punizione” con la beffa di essere lì, a due soli passi. “E se fossero andati allo stadio per vedersi la partita?”, cominciò a chiedersi qualcuno. Domande che evidentemente cominciarono a frullare anche nella mente del sacerdote che avrebbe dovuto battezzarmi. E risposte che col passare dei minuti cominciavano ad arrivare…Sì, mio padre e il mio padrino erano “fuggiti” per prendere posto allo Zaccheria, dove c’era il loro (e da quel giorno anche mio) amore, il Foggia.

Certezze alla mano, l’imbufalito sacerdote, mostrando segnali di forte insofferenza (d’altronde non aveva poi tanto torto…) disse a mia madre: “Basta, non attendo più. E senza padre e padrino annullo la cerimonia”. Non fece in tempo a pronunciarle quelle crude e nette parole, che dalla stradina adiacente spuntarono magicamente mio padre e mio zio. Tra il sospiro di sollievo di tutti. La cerimonia poteva finalmente prendere inizio, il signor Mascali di Desenzano, l’arbitro di Foggia-Alessandria (terminata 3-3), aveva decretato la fine delle ostilità. E, inconsapevolmente, aveva dato l’ok al mio battesimo…

di Carmine Troisi

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